C.A.P.

Coordinamento delle Associazioni Professionali

c/o       CNAD, - tel. 02-66202013

e-mail: cnad@planet.it

CHI SIAMO:

A.N.B.I.A. (Associazione Nazionale Biologi dell’Ambiente)

C.N.A.D. (Consiglio Nazionale Associazioni per il Design)

Co.Di.Arch. (Comita. di Difesa degli interessi degli Architetti)

M.N.L.F. (Movimento Nazionale Liberi Farmacisti)

Gli obiettivi

La finalità principale del CAP è quella di far valere e rendere effettivo il diritto fondamentale di tutti i professionisti italiani ad essere rappresentati da Enti di diritto privato non unici, liberi e ad iscrizione volontaria.

L’attuale regolamentazione italiana, infatti, attribuisce agli Ordini professionali, Enti di diritto pubblico, sostitutivi dello Stato ad iscrizione obbligatoria aventi il potere di inibire l’attività professionale degli iscritti, il ruolo di rappresentanti unici del mondo professionale e del lavoro intellettuale autonomo in genere, accreditandoli in esclusiva a rappresentare il mondo delle libere professioni.

Il Cap, facendo invece riferimento al modello di rappresentanza libera già vigente nel mondo del lavoro dipendente e dell’impresa, intende battersi per una modifica dell’attuale regolamentazione delle libere professioni, dando peso al diritto di ogni singolo professionista di scegliere liberamente la propria rappresentanza professionale, attraverso criteri di giudizio personali fondati anche sul fondamentale diritto di revoca del mandato.

Per questo il CAP intende raccogliere il maggior numero di adesioni tra le associazioni professionali che operano nel settore con spirito liberale ed europeo, per portare sul tavolo della discussione nazionale riguardante il riordino delle professioni, i principi che il C.A.P. e le associazioni che lo sostengono ritengono indispensabili per approdare ad una vera riforma del settore.

Obiettivi del CAP

Il CAP intende:

assumere il ruolo di legittimo portavoce delle istanze delle diverse Associazioni, Comitati, o Enti ad iscrizione volontaria che si riconoscono nei principi del CAP, relative a tutte le problematiche inerenti le attuali forme e le future riforme di esercizio delle attività intellettuali, di fronte alle Istituzioni nazionali ed internazionali;

distinguere nettamente la tutela dell’interesse pubblico generale affidata in esclusiva allo Stato o ad enti sostitutivi, dalla rappresentanza e dalla tutela degli interessi privati e particolari delle diverse categorie professionali che deve essere affidata ad organismi ad iscrizione volontaria, effettivamente rappresentativi degli iscritti;

impedire ogni e qualunque restrizione concorrenziale ed ogni ulteriore barriera di accesso alle professioni, che risulti in contrasto col Trattato della Comunità Europea o con la vigente normativa Antitrust;

garantire a tutti i professionisti, iscritti o non iscritti agli albi, la possibilità di esercitare l’attività professionale nelle forme e nei modi che consentano una sana competizione in condizioni di pari opportunità sia all’interno del mercato nazionale che di quello internazionale, anche in concorrenza con i gruppi che tendono a monopolizzare il mercato delle professioni intellettuali (problema delle società di professionisti a responsabilità limitata);

tutelare l’iscrizione all’Albo dei professionisti abilitati, affinché essi possano effettivamente esercitare una determinata professione subito dopo l’abilitazione statale, senza ulteriori barriere, così come previsto dalla vigente Costituzione Italiana;

sollecitare una profonda riforma degli esami di abilitazione professionale, affinché non siano più esami di verifica post-universitaria delle competenze professionali acquisite durante gli anni della formazione accademica, affidati a colleghi concorrenti e svolti con l’intento di ridurre la concorrenza tra i professionisti, ma siano vere e proprie verifiche della competenza dei candidati riguardo le norme che regolano il mercato del lavoro professionale e le forme e i modi di esercizio delle diverse attività all’interno dello stesso mercato professionale (ordinamenti, deontologia, diritto e norme nazionali ed internazionali in materia di esercizio professionale, ecc.);

incentivare la ricerca della qualità delle prestazioni attraverso la cultura della diversità, della concorrenza tra professionisti e tra Associazioni, della libertà di apprendimento e di confronto dialettico tra le diverse culture professionali, che si esprimano anche attraverso paradigmi disciplinari alternativi, favorendo così quella cultura laica, liberale e Nord Europea tipica delle libere associazioni ad iscrizione volontaria, che contrasta col modello corporativo, anti-concorrenziale ed illiberale rappresentato dal mondo delle professioni Sud Europeo, costruito sulla rappresentanza istituzionale unica fondata sull’iscrizione obbligatoria e sul potere disciplinare di inibire l’attività professionale affidato a colleghi concorrenti operanti sullo stesso mercato professionale dei colleghi controllati;

Questi obiettivi di carattere generale indicano, in linea di principio, le intenzioni strategiche del CAP, che lasciano ampio margine alle politiche concrete che ogni Associazione potrà portare avanti in totale autonomia, all’interno del proprio campo disciplinare di competenza.

Tali obiettivi sono quelli ai quali si dovranno ispirare tutte le azioni e le politiche intraprese dal Coordinamento a tutela dei professionisti e della libertà di esercizio delle libere professioni, nell’ambito del o dei nuovi progetti di riforma, che verranno presentati nel prossimo futuro dal Governo e dal Parlamento italiani.

 

Principi per una riforma liberale delle professioni

Nella fase attuale del dibattito per la Riforma delle professioni, che non si è conclusa né con un organico progetto di legge , né con un provvedimento stralcio che consentisse almeno, e finalmente, il riconoscimento delle Libere Associazioni , il CAP (Coordinamento Associazioni Professionali) ritiene che un valido progetto di Riforma non  possa prescindere da una attenta considerazione dei seguenti punti:

Rappresentanza dei liberi professionisti,

Accesso alle professioni regolamentate,

Formazione continua e certificazione delle prestazioni,

Modalità di esercizio dell’attività professionale e tariffe,

Compiti e funzioni degli Enti di tutela dell’interesse pubblico,

Professionisti incaricati di pubblici servizi e riserve di attività.

Su tali punti le posizioni del CAP sono le seguenti:

1. La rappresentanza dei liberi professionisti, analogamente a quanto avviene nel mondo del lavoro dipendente e dell’impresa, dovrà essere affidata ad enti ad iscrizione volontaria di tipo associativo e/o sindacale. L’attuale rappresentanza affidata agli Ordini professionali, che contraddice oggi la loro funzione di controllo deontologico, dovrà progressivamente lasciare spazio alle sole alla funzioni di controllo deontologico e di tenuta dell’albo.

2. L’accesso all’esercizio delle professioni regolamentate è già vincolato dallo Stato all’ottenimento di un titolo di studio universitario riconosciuto. Tale titolo dovrà essere condizione necessaria e sufficiente per garantire l’ingresso effettivo nell’attività professionale su tutto il territorio della Comunità Europea. Il diploma di laurea dovrà quindi essere titolo abilitante per l’esercizio della stessa professione.

3. L’ulteriore formazione necessaria all’aggiornamento professionale dovrà essere libera e a discrezione del professionista. In questo contesto la formazione non potrà che essere offerta da enti autonomi in concorrenza sul mercato. Tali enti dovranno garantire il pluralismo dell’informazione scientifica fondata anche su diversi paradigmi disciplinari. La certificazione della qualità della prestazione derivante dall’aggiornamento professionale documentato dal professionista non potrà essere quindi elemento discriminante per l’accesso alla professione,  ma solo garanzia di ulteriore qualificazione riconosciuta dal mercato.

4. L’esercizio delle professioni regolamentate dovrà poter essere svolto sia in forma individuale, sia in forma associata, sia in forma societaria anche con apporto di capitale. In particolare, dovrà essere individuata una speciale forma societaria, a responsabilità limitata, che consenta sempre e comunque il controllo da parte dei professionisti della maggioranza delle stesse quote di capitale. In questo quadro e nel quadro delle norme sulla concorrenza imposte dalla Comunità Europea sarà indispensabile il passaggio immediato dal sistema delle tariffe minime obbligatorie al sistema delle tariffe di riferimento non obbligatorie.

5. Laddove si riscontri l’inevitabilità di un controllo deontologico sui professionisti, non affidabile al mercato, l’ente pubblico preposto a tale compito dovrà garantire un’effettiva terzietà di giudizio nella tutela dell’interesse pubblico generale. Tale ente non potrà quindi in nessun caso essere affidato a colleghi concorrenti che operano sullo stesso mercato professionale dei colleghi controllati, ma dovrà operare nella forma di ente terzo arbitrale di giudizio. All’interno dello stesso ente dovranno quindi essere garantite la trasparenza e l’effettiva rappresentanza di tutte le categorie interessate: professionisti, imprese, consumatori, pubblica amministrazione. La funzione principale dell’ente di controllo dovrà essere quella di agire, nel pubblico interesse, contro quei professionisti che dovessero adottare comportamenti scorretti sul mercato, così come definiti da un codice deontologico predeterminato.

6. Il numero chiuso per l'accesso alla libera attività dei professionisti incaricati di pubblici servizi, appare, nella sua forma attuale, in aperto contrasto con l'interesse pubblico generale: I cittadini hanno interesse ad avere un numero minimo garantito e non certo un numero massimo definito di servizi essenziali sul territorio; oggi, invece,  non viene lasciata mai alla libera concorrenza basata sulle capacità, anche imprenditoriali tra professionisti abilitati, la possibilità di  diffusione ed espansione dei servizi offerti sul territorio. I  miglioramenti degli stessi servizi si otterrebbero così sia sotto il profilo della qualità che del costo della prestazione. Nel momento in cui lo Stato dovesse ritenere che alcune attività fossero d'importanza primaria, come ad esempio per l'assistenza farmaceutica o per quella dei notai, dovrebbe farsi carico di stabilire standard di qualità per lo svolgimento delle stesse attività professionali. Una volta stabilita la riserva per il soggetto abilitato all'esercizio della professione di riferimento, lo Stato esaurisce così la sua funzione lasciando che all'interno di un quadro normativo preciso, si sviluppino forme "virtuose" di concorrenza tra gli aventi diritto.