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LATTE IN POLVERE TROPPO CARO ANTITRUST CONDANNA I PRODUTTORI

 

 

I costi sono anche quattro volte superiori alla media europea

LA TESTIMONIANZA DI UN PADRE-CONSUMATORE

L'ARTICOLO PUBBLICATO SUL BRITISH MEDICAL JOURNAL

sintesi degli articoli di Sergio Irosi del Messaggero, Federica Cavadini del Corriere della Sera Antonella Torra della Stampa, Oriana Liso di Repubblica

 

QUANDO SIRCHIA ANNUNCIAVA: SUI PREZZI TOLLERANZA ZERO

I RISULTATI DELL'INDAGINE DEI NAS

venerdì 15 luglio 2004

I PROVVEDIMENTI CHE ERANO STATI ADOTTATI

500 mila

le nascite ogni anno in Italia

200 mila le mamme che usano latte artificiale nei primi sei mesi di vita del neonato

34 EURO il costo medio del latte in polvere a Milano

16,38 EURO

il costo medio del latte in polvere a Bonn

16 VOLTE è l'aumento del prezzo del latte in polvere nel passaggio dalla stalla al biberon

0,35 EURO al litro è il prezzo a cui viene venduto il latte da chi lo produce

5,5 EURO al litro il costo del latte nel biberon, dopo che è stato ricostituito da quello in polvere

150 EURO al mese è quanto devono spendere in media i genitori per comprare il latte artificiale

     

Quattro anni fa l'Antitrust le aveva accusate di fare cartello, nel 2004 l'Autorità aveva aperto un'istruttoria, oggi siamo arrivati alle conclusioni con una pesante condanna. Quasi 10 milioni di euro il prezzo che dovranno pagare i principali produttori.

Sulla base dell'istruttoria condotta dall'Autorità, è stato rilevato che le imprese abbiano applicato prezzi molto più alti rispetto alla media europea (nella maggioranza dei casi, maggiore del 150% - come si legge nella nota - con punte di oltre il 300% per i latti di partenza, nonchè maggiore del 100%, con punte di oltre il 200%, per i latti di proseguimento).

DAL 15 FEBBRAIO 2005 NELLE FARMACIE ITALIANE E' ARRIVATO NEOLATTE A 9,90 EURO PER 900 GR.

PRIMI RISULTATI DELL'INDAGINE APERTA DALLA PROCURA DI TORINO aggiornato al 24 agosto 2004

Nel frattempo sono arrivati i primi risultati dell'indagine avviata dalla Procura della Repubblica di Torino: un cartello di aziende potrebbe essersi accordato per far lievitare i prezzi del latte in polvere. Questa l'iposi che sta vagliando la Procura di Torino, mentre una associazione di farmacisti titolari si tita fuori dalle accuse. I risultati dei Nas che hanno condotto ricerche in tutta Italia e in alcuni Paesi esteri farebbero emergere significative differenze di prezzo ingiustificate per uno stesso latte in polvere a parità di contenuto. L'indagine, avviata nel mese di aprile dal PM Raffaele Guariniello, è per il momento intestata contro ignoti. Per un pacco da 1 Kg di latte in polvere di due note case produttrici internazionali si paga in Italia 35 euro mentre in Spagna 15, mentre una confezione da 400 gr. di altra marca in Italia costa 71 euro mentre in Germania 34.

La prova dell'accordo della suddetta pratica lesiva della concorrenza, e indirettamente dei consumatori finali, è risultata dall'esistenza di contatti intercorsi tra le imprese per tutto il periodo considerato.Le giustificazioni fornite dalle società in questione (particolarità del mercato italiano, costi di promozione elevati, alto numero di pediatri da informare) per il mantenimento di prezzi così diversi nel nostro Paese, non sono state considerate attendibili.

Le imprese già nel 2004 avevano disatteso l'appello dello stesso Ministero della Salute, che invitava a calmierare i prezzi per riportarli a quelli applicati nel Mercato Comune. Successivamente erano state le Associazioni dei Consumatori a denunciare il protrarsi del cartello fra le imprese.

Queste le multe applicate alle varie aziende produttrici di latte in polvere, le quali annunciano già ricorsi al provvedimento dell'Antitrust.

Heinz Italia S.r.l. multa pari a 279.000 euro
Plada S.r.l. multa pari a 3.022.000 euro
Plada S.r.l. multa pari a 3.022.000 euro
Nutricia S.p.A. multa pari a 629.000 euro
Milupa S.p.A. multa pari a 938.000 euro
Humana Italia S.p.A. multa pari a 1.377.000 euro
Milte Italia S.p.A. multa pari a 198.000 euro

 

Le ditte interessate preannunciano ricorso per quella che considerano una ingiusta condanna, mentre altre cercano di distinguersi dai concorrenti. Di certo la condanna e il riconoscimento della volontà di fare cartello è un duro colpo all'immagine di aziende che si autoproclamavano al servizio per l'infanzia. Accanto alla giusta soddisfazione delle Associazioni dei consumatori che reclamano il pagamento dei danni ci sono i "furbetti" dell'ultima ora che prima delle proteste e delle denuncie fatte anche da questa organizzazione si erano solo contraddistinti per "l'assordante silenzio" rispetto a prezzi elevatissimi.

 

Questa vicenda è sicuramente un segnale importante dall'accresciuto potere del consumatore che, quando si organizza e combatte per una giusta causa, riesce a cambiare le cose. Sul terreno non ci sono ancora segnali evidenti, diminuzioni dei prezzi, degli effetti della condanna, probabilmente dovremo aspettare ancora un pò per vederli generalizzati. Di certo la scelta per spendere meno oggi è possibile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa è la lettera di un padre inviata a Maggio al Ministro della Sanità Sirchia, ad alcuni sindaci e ad alcuni enti non governativi. Solo quest'ultimi hanno risposto. Tutti gli enti governativi hanno negato qualsiasi spiegazione.

Il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti ne propone il testo con il consenso dell'autore al fine di promuovere una seria riflessione sul problema

 

Mi chiamo Ruggero Panerotti e scrivo da Novara, pur apprezzando lo sforzo del Ministro Sirchia in tema di costo del latte in polvere per neonati, non e' ancora concepibile come in Italia il suo prezzo sia esageratamente alto. In proposito vorrei riportare la mia testimonianza:

Premetto che io e mia moglie siamo per l'allattamento al seno come fulcro della crescita dei neonati. Ironia della sorte, ci siamo ritrovati per problemi durante il parto a dover integrare il latte mancante con un latte artificiale e da qui e' iniziata la guerra del latte. Come tutti siamo stati avvicinati dal pediatra dell'ospedale, che ci scrive sul foglio di dimissione il latte per integrare quello mancante a mia moglie e prescrivere il FORMULAT 1, ci spiega che e' per una questione di rotazione delle marche, ma precisa il pediatra "ogni latte di tipo 1 va bene", vado allora in farmacia e chiedo il latte prescritto, ma il farmacista dice "guardi non abbiamo quel tipo di latte, ma le posso dare questo che e' un ottimo latte come quello che le hanno prescritto, il Vivena 1". Prendo "l'ottimo latte" vado a casa e comincio a guardare lo scontrino: 16 Euro per 350gr, 45 Euro al kg.

Alla piccola non riusciva facile la digestione di questo latte eppure non c'erano tracce d'intolleranza al lattosio in quanto gia' in ospedale l'allattamento veniva integrato con quello a loro in dotazione, da qui mi pongo delle domande che mi portano a vedere il link della trasmissione REPORT su RAI3, http://www.report.rai.it/2liv.asp?s=157 e leggo che il latte e' un alimento non un farmaco, la maggior parte dei latti in polvere sono prodotti in modo standard e quindi conformi alle raccomandazioni ESPGHAN ed OMS, la prima un'associazione di pediatri gastroenterologi la seconda e' l'Organizzazione Mondiale della Salute, da qui l'unica variabile al di la di problemi di intolleranze o reflussi od altro, e' il prezzo. Scopro quindi che il BEBILAC e' un latte prodotto in Francia da cooperative e viene importato e venduto in Italia dalla SICURA srl di Cesena, i grossisti distributori principali sono la COMIFAR di Milano e la FAGIT di Torino, le farmacie che si appoggiano a questi distributori sono già in grado di fornire tutto il BEBILAC che si vuole al costo di 8,80 Euro la scatola da 450gr. 19,55Euro al kg., il limite e' che le farmacie stesse tentano di non fornirlo per una questione di cartello, come alla fine mi ha confessato il farmacista al quale ho chiesto di cambiare il suo "ottimo latte" con il BEBILAC 1, per farlo confessare quando mi ha fatto questioni sulla reperibilita' del latte richiesto e che sarebbe stato meglio farmene segnare uno diverso dal pediatra, ho telefonato alla COMIFAR dalla quale lui stesso si riforniva e gli ho chiesto come mai avessero problemi con questo prodotto, loro non solo mi hanno detto che non avevano alcun problema ma che coprono tutta Italia tramite le associate, inoltre la responsabile contattata mi ha dato il numero di cellulare per parlare eventualmente col farmacista che ha declinato ed ha ordinato il mio latte facendolo arrivare nel pomeriggio seguente.

Quindi esiste un cartello, esiste una pressione commerciale, esiste un rialzo ingiustificato dei prezzi. Leggendo il Provvedimento n. 8087 della Autorità Garante della Concorrenza del Mercato( I328 ) LATTE ARTIFICIALE PER NEONATI , dove viene affrontato il perché di 3 punti sul prodotto in questione:

1) Il cartello di turnazione che alcune aziende hanno stabilito per le forniture di latte alle aziende sanitarie,

2) La scelta della farmacia come principale mezzo di distribuzione a discapito della commercializzazione tramite la grande distribuzione,

3) Il costo a volte triplo rispetto agli stessi prodotti distribuiti all'estero.

 

Sul primo punto le ditte hanno tutte negato il cartello in essere, FATTO

STA CHE QUANDO HANNO DIMESSO MIA FIGLIA DALL'OSPEDALE, IL PEDIATRA CI HA DETTO "IO VI DEVO SEGNARE QUESTO LATTE SUL DOCUMENTO D'USCITA PER UNA QUESTIONE DI ROTAZIONE DELLE FORNITURE, MA TUTTI I LATTE DI TIPO 1 SONO UGUALI" poi si e' corretto dicendo "CIOE' QUALORA NON TROVASTE QUESTO LATTE, TUTTI I LATTE DI TIPO 1 SONO UGUALI".

Comunque la condanna espressa dal provvedimento lo riconosce in essere.

Sul punto due sono stati trovati in fase ispettiva al suddetto provvedimento dei documenti presso alcune aziende sottoscritti presso la loro associazione, dove segnalano come il mantenimento del canale

farmaceutico sia stato remunerativo rispetto alla scelta della grande

distribuzione, (punti 59,60,61 del suddetto provvedimento)

Sul punto tre, esiste un capolavoro di mischia carte, cito testualmente dal provvedimento le principali motivazioni addotte dalle case : " La circostanza che il latte venduto in Italia proviene per lo più dall'estero,

e quindi subisce il costo del trasporto che ne incrementa il costo totale;  ./.

la domanda in Italia è inferiore a quella degli altri paesi, dato il minor tasso di natalità e il basso consumo di latte artificiale pro-capite per bambino nato vivo rispetto ad altri paesi europei, cosicché i costi possono essere ripartiti su minori volumi di vendita; la particolare rilevanza del pediatra nell'influenzare la domanda del latte di partenza, che determina la necessità per le imprese di dotarsi di una costosa struttura di informazione e promozione del prodotto presso la classe medica."

Cioè le ditte scelgono il canale farmaceutico-sanitario per distribuire il prodotto, dicono che la grande distribuzione sarebbe per loro onerosa in quanto dovrebbero attrezzarsi per diffondere anche su questa l'informazione corretta, poi dicono che parte del prezzo e' dovuto ai costi generati dallo stesso canale che loro hanno concordato!!!!??!! Con documenti di bilancio che sottolineano come la scelta della distribuzione sanitaria sia stata vincente per gli utili.

Chi ne fa le spese sono le ditte "minori" che hanno un muro "pediatrico"alla diffusione del loro prodotto.

 

In totale mangiano tutti tranne il neonato, le multinzionali produttrici, le distribuzioni farmaceutiche, l'associazione pediatri, i grossisti della distribuzione farmaceutica e gli ospedali con forniture gratuite di latte

ed "omaggi" di attrezzature. In Italia il mercato del latte e' di circa 1/3 dei volumi del resto d'Europa, quindi per avere lo stesso utile il latte costa 3 volte tanto.

Ad oggi il latte che prima (1998) costava 40 mila lire oggi costa 35 Euro, la grande distribuzione ha latte in vendita a costi di qualche euro inferiori alle farmacie.

Cito ora la vostra news del Ministero della Salute : Prodotti alimentari per l'infanzia - Latte

In seguito all'invito del Ministro della Salute Girolamo Sirchia, dopo

alcuni incontri presso il Ministero, le aziende produttrici di latti per

l'infanzia hanno accettato di ridurre il prezzo dei loro prodotti.

In particolare le imprese Milupa, Nutricia, Plasmon Dietetici Alimentari, Humana, Chiesi Farmaceutici, Nestlè, Mellin, Mead Johnson si sono impegnate a ridurre entro ottobre 2004 del 10% i prezzi di cessione dei latti di partenza in polvere e a fornire a prezzi agevolati al Servizio Sanitario Nazionale prodotti in polvere destinati a famiglie indigenti, secondo modalità che il Ministro Sirchia definirà con le Regioni.

L'impresa Syrio si è impegnata invece a ridurre, a partire dal 1° ottobre,

i costi dei sostituti del latte materno di una percentuale non inferiore all'8%.

Presso il Ministero della Salute verrà inoltre costituito un gruppo di lavoro interdisciplinare che seguirà le problematiche dell'alimentazione del lattante anche attraverso una corretta informazione alla popolazione.

(redazione ministerosalute.it - 5 maggio 2004)

 

E concludo: per quanto si possa apprezzare la fornitura a famiglie indigenti, il ribasso e' uno sconto neanche pari al prezzo discount, se da 35 euro levo il 10% risparmio 3.5 Euro, devo ringraziare le case per avermi ridato la benzina utilizzata? La questione e' che se un prodotto ha un costo, quello deve essere proporzionato all'effettivo prezzo europeo, e' indecente "punire" l'Italia solo perché  allatta di più al seno, colpendo così i soli che devono usare questa integrazione loro malgrado.

Un neonato di 1-3 mesi che consuma 6 pasti da 16-23gr. di polvere di latte al giorno ha un consumo di 100-140 gr. di polvere di latte al giorno, per 700-980 gr. alla settimana, moltiplicati per 35Euro al kg. abbiamo 25-34 Euro alla settimana, 100-136 Euro al mese, in Germania siamo a 35-45 Euro al mese ( Lo so per certo in quanto 2 genitori di mia conoscenza hanno il primo gemelli ed il secondo 1 bimbo, hanno parenti in Germania che gli spediscono il latte in pacchi postali). Non mi dite dei costi

d'importazione, se no la Sicura Srl sta facendo beneficenza od anche in Romania il latte Humana tedesco, venduto in Italia a 32 Euro al kg. , ne costa 14 Euro al kg.

Mi ritengo quindi fortunato a non dover allattare in toto la piccola con latte artificiale ma penso e mi dispiaccio per chi deve allattare totalmente in artificiale in Italia.

Ritengo la cosa scandalosa e mi aspetto un' ulteriore azione del Ministero della Salute, o del Welfare visto che esiste un settore per la famiglia, in questo che dovrebbe essere l'anno 2004 della famiglia....

Grazie per l'attenzione,

qualora abbiate avuto pazienza di leggere fino in fondo questo scritto, vogliate dare una Vostra risposta, a mia volta la girerò agli altri genitori interessati.

Cordiali Saluti,

Ruggero Panerotti

 

 

 

Perché non armonizzare anche i prezzi del latte in polvere per neonati in Europa?

 di Maurizio Bonati Laboratorio per la Salute Materno Infantile

 

pubblicato da www.marionegri.it  nel 2003

 

I vantaggi dell'allattamento al seno (che riguarda più di 3 milioni di neonati e famiglie europei ogni anno) rispetto all'allattamento artificiale sono ormai indiscutibili. Ciononostante, gli sforzi per promuovere, proteggere e controllare l'allattamento al seno sono ancora scarsi, se paragonati agli interventi di marketing1 . Nel marzo 2000, l'Autorità Italiana per la Concorrenza e il Libero Mercato ha imposto una penalità di 3 milioni di euro a sei delle maggiori ditte produttrici di latte artificiale (presenti non solo in Italia), per aver costituito un damping e concordato il prezzo dei propri prodotti, così da ridurre la competizione e assicurarsi la distribuzione del mercato2.

 

A tre anni di distanza dall’indagine che documentava la grande differenza nei prezzi del latte in polvere in 4 paesi della UE, tra cui l'Italia, è stato effettuato un riesame della situazione. Lo stesso giorno, è stato acquistato il medesimo latte artificiale (uno dei più venduti in Italia) e di uguale confezione (pacchetto da  900 g) acquistato per lo studio di tre anni prima, in una farmacia Italiana (Milano), francese (Parigi), spagnola (Barcellona), inglese (Londra) e tedesca (Bonn). I risultati hanno confermato quanto osservato nello studio precedente: i prezzi variano da  16,38 € (Bonn) a 34,00 € (Milano) per confezione, con piccole differenze tra Francia, Spagna, Gran Bretagna e Germania, ma con grandi differenze tra questi Paesi e l'Italia. Non esiste correlazione tra il prezzo del latte e quello di un prodotto controllato (è stata scelta una delle automobili più vendute in Europa come esempio), del prodotto interno lordo, della inflazione, delle nascite annuali o della percentuale di neonati allattati al seno (tabella).


Costo di un latte artificiale  e di un automobile di riferimento in relazione al prodotto interno lordo, inflazione, nascite annuali, neonati allattati al seno, in 4 paesi Europei

 

 

Costo del

Latte

(€/g)

Costo

dell'auto*

(€)

Prodotto

Nazionale

Lordo ° (€)

 

Indice dei prezzi al

consumo**

Numero di nascite/anno °°

(migliaia)

Bambini allattati esclusivamente al seno a 4 mesi § (%)

Italia

0,0377

14 333

20 010

2,2

511

37

Spagna

0.0196

14 570

14 960

3,0

360

44

Francia

0,0189

13 731

23 670

1,7

732

15

Gran Bretagna

0,0186

14 075

24 500

0,8

668

28

Germania

0,0182

14 570

25 050

1,8

718

33

* Prezzo esente tasse dello stesso modello di base; Commissione Europea sui prezzi delle automobili. ° Banca Mondiale . ** Indice armonizzato dei prezzi al consumo per il cibo, come % di variazione rispetto al mese corrispondente dell'anno precedente; EUROSTAT.  °° UNICEF . § OMS Ufficio Regionale per l'Europa.     


 

Le differenze nei prezzi  rimangono una sostanziale e inaccettabile distorsione nell'ambito di una "Comunità” definita “Comune". In Italia, i sostituti del latte materno sono elencati nell'Informatore Farmaceutico e sono venduti quasi esclusivamente in farmacia, a differenza di altri paesi della UE, dove sono venduti prevalentemente in altri negozi commerciali. I consumatori italiani sono quindi portati a credere che siano prodotti sanitari e che, come i farmaci, siano controllati e la loro distribuzione regolata dall'autorità sanitaria. In tale contesto spetterebbe anche ai medici non solo sostenere l'allattamento al seno, ma attuare comportamenti che favoriscano un abbassamento dei prezzi. Invece succede che i produttori di latte in polvere continuino a offrire aiuti economici alle società e organizzazioni di categoria dei pediatri e degli ostetrico-ginecologi, fondi per incontri e per riviste (spesso di discutibile valore scientifico) e per strumentazione scientifica ambulatoriale e ospedaliera. Tutti questi interventi hanno un costo che si riflette sul prezzo del prodotto che le famiglie, e solo queste, devono sostenere.

Benché  qualcosa si muova nel settore farmaci riguardo ai conflitti di interesse (diretti e indiretti) e alla valutazione dell'informazione, la relazione tra società scientifiche, i medici e i produttori/distributori di latte in polvere è rimasta pressoché inalterata4.

Poiché sembra impossibile (per incapacità o impossibilità) regolare tale disuguaglianza a livello nazionale, è pensabile che solo un intervento in ambito UE potrebbe essere efficace. Il commercio del latte in polvere, se paragonato ad altri segmenti importanti del mercato, come i farmaci o le automobili, rappresenta sicuramente un settore secondario su cui stringere accordi di armonizzazione commerciale e di trasparenza  tra gli Stati della UE. Tuttavia, se si considera che alle differenze di prezzo si aggiunge la mancanza di una politica nazionale per l'allattamento, le scarse e disomogenee iniziative di educazione nutrizionale per i bambini, il numero di famiglie interessate  (considerazioni comuni ad altre nazioni)5 e, infine, la prossima espansione della UE,  la “distorsione” italiana potrebbe estendersi ad altri paesi e diventare molto "comune". 

 

 

1. Waterston T, Tumwine J. Monitoring the marketing of infant formula feeds. BMJ 2003; 326: 113-4.

 

2. Provvedimento n. 8087 (1328) Latte artificiale per neonato, 2 marzo 2000. (http://www.agcm.it/index.htm)

 

3. Bonati M. Why such diverse prices of infant formula in Europe? Lancet 2000; 355: 321-2.

 

4. Tamburlini G, Marolla L, Bonati M. Italian paediatric association has launched code on competing interests. BMJ 2000; 320: 382

 

5. Sachs M. WHO’s global strategy is tool to protect breast feeding and child health. BMJ 2003; 326:984.
 

 

 

 

 

I PROVVEDIMENTI LEGISLATIVI

Diminuzione del costo al chilo del 29 % Sarà vietato alle aziende produttrici di latte in polvere di approvvigionare gratuitamente i reparti di neonatologia degli ospedali
Sarà proibito regalare apparecchiature e macchine di ogni tipo ai reparti Sarà proibito regalare campioni di latte artificiale alle mamme quando vengono dimesse dall'ospedale dopo il parto
Sarà ridotto il numero delle sponsorizzazioni delle aziende dagli attuali 650 congressi pediatrici di oggi si dovrà passare a 200 Imposto l'obbligo per i produttori di chiedere l'autorizzazione per poter sponsorizzare un congresso